
Le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 si sono concluse il 22 febbraio con una cerimonia di chiusura carica di simbolismo nella storica Arena Olimpica di Verona, suggellando 19 giorni di sport, cultura e coinvolgimento globale. Oltre 2.900 atleti provenienti da oltre 90 comitati olimpici nazionali si sono confrontati in 116 eventi olimpici distribuiti in 8 sport e 16 discipline, con momenti memorabili e record segnati sulle piste e sul ghiaccio — segno della vitalità e dell’attrattiva di Milano, di Cortina e delle Alpi italiane come palcoscenico internazionale di sport invernali. L’engagement globale è stato straordinario: una percentuale di spettatori superiore a ogni altra edizione recente, con partecipazione locale e internazionale che ha confermato l’apprezzamento per questa edizione dei Giochi - chiusasi con un bilancio di 30 medaglie per l’Italia, suo miglior risultato di sempre ai Giochi invernali.
In questo scenario internazionale, SAY S.p.A. - società di comunicazione e marketing con sedi a Padova e Milano presso la quale lavorano diversi Alumni del nostro ateneo - ha avuto un ruolo operativo significativo. Ne parliamo con Marco Dalla Dea, managing partner di SAY e alumnus dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Marco, con i Giochi ormai conclusi, come descriveresti Milano Cortina 2026?
Milano Cortina 2026 resterà nella storia per più di un motivo. È stata un’edizione che ha saputo coniugare prestazioni agonistiche di altissimo livello con un’impronta culturale e sociale forte, coinvolgendo non solo chi ha gareggiato ma milioni di persone nel mondo che hanno seguito le competizioni, le storie degli atleti e i momenti chiave giorno dopo giorno. Dal punto di vista organizzativo, è stata un’esperienza ricca: l’evento si è svolto su un’area geografica ampia e variegata. È un modello di Olimpiade diffusa, che sposa le competenze dei territori e favorisce la sostenibilità dell’evento. Al contempo, ha richiesto una grande capacità di coordinamento e narrazione, soprattutto in un contesto mediatico così ampio e dinamico. Non pensiamo solo alle sedi di gara tra alpi e pianura, ma anche a tutti gli eventi culturali collegati, molto diffusi sul territorio, dalle gallerie di Trento al Carnevale dei Ragazzi a Venezia, dalle installazioni a Milano fino alla cerimonia di chiusura a Verona.
Qual è stato il contributo di SAY a questo grande progetto?
Per SAY queste Olimpiadi rappresentano un capitolo importante in un percorso cominciato oltre vent’anni fa. Milano Cortina 2026 è stata la nostra sesta partecipazione consecutiva a un’Olimpiade, un’esperienza che valorizza e mette alla prova le competenze della nostra struttura. Ci siamo occupati di attività di ufficio stampa, media relation e produzione di contenuti, prima, durante e dopo i Giochi. Il lavoro ha riguardato anche la gestione della narrazione dell’evento, il racconto dei momenti istituzionali e la valorizzazione delle iniziative culturali collegate alle Olimpiadi.
Questa attività si è svolta grazie a un team “diffuso” sul territorio olimpico e sul campo, con presenza nelle varie sedi di gara, integrando competenze diversificate nelle nostre tre divisioni: Creativity per i contenuti, Performance per i dati e la misurazione dei risultati, Relations per le relazioni istituzionali e media.
In SAY ci sono diversi Alumni di Ca’ Foscari: quanto conta questo legame con il nostro ateneo?
È un elemento che sento particolarmente. Il mio percorso a Ca’ Foscari - con il Master in Sport Marketing and Communication di Ca’ Foscari Challenge School che all’epoca si svolgeva in inglese - ha dato una base solida per affrontare le complessità della comunicazione internazionale dello sport. L’internazionalità dell'ateneo mi ha poi insegnato i valori della condivisione e l’importanza della mediazione nella comunicazione tra persone provenienti da culture e contesti diversi. Alcuni dei legami costruiti ormai quindici anni fa al master, con docenti e studenti provenienti da tutto il mondo, sono ancora oggi molto importanti nella mia attività lavorativa.
Ma non è un percorso solo mio. Oggi in SAY lavorano moltissimi professionisti - oltre il 10% dell’azienda - che hanno studiato a Ca’ Foscari: Nicola Bruno, managing partner di SAY e socio dell’azienda con me, Alberto Baracco e Giovanni Cecolin, e i membri del team Chiara Ferrante, Lorenzo Pestugia, Alvise De Raho, Lorenzo Servino, Riccardo Coni e Alessandro Faggian.
Il legame con l’università si manifesta anche in un impegno concreto: SAY Agency è partner del Master Sport Business Strategies di Verde Sport e Ca’ Foscari. Quest’anno abbiamo organizzato per i loro studenti un evento in azienda, abbiamo poi portato in aula una responsabile del Comitato Olimpico Internazionale, ed abbiamo organizzato per loro un webinar con i vertici della comunicazione di Milano Cortina 2026. Abbiamo insomma cercato di restituire qualcosa all’ambiente di Ca’ Foscari che è stato tanto importante per noi, contribuendo concretamente alla formazione di nuove professionalità nel mondo dello sport e della comunicazione.
Quale bilancio personale e professionale trai da questa esperienza?
Essere parte di Milano Cortina 2026 è stata un’esperienza intensa e significativa, non solo per la dimensione dell’evento, ma perché ha confermato quanto sia strategico integrare creatività, dati e relazioni per generare impatti reali. In SAY abbiamo una visione chiara: lavoriamo per produrre risultati che si possano vedere, sentire e misurare. Questa edizione dei Giochi ha rappresentato un banco di prova straordinario per mettere in pratica questo approccio, in collaborazione con un team di professionisti motivati e con una forte identità professionale e territoriale.
Cosa ti porti con te da Milano Cortina?
Porto con me la conferma che grandi eventi internazionali richiedono rigore e regole chiare, ma al contempo flessibilità e una visione strategica orientata ai risultati. Ma porto anche la consapevolezza del valore delle relazioni e delle competenze condivise: essere parte di un progetto così complesso, insieme a colleghi cafoscarini e non solo, è stato motivo di grande soddisfazione professionale e personale.